Adam
Ringraziamo Valentina per questa testimonianza. “Quando Adam è arrivato, un anno e mezzo fa, c’era una cosa di lui che mi faceva tanta pena e tenerezza. Ogni volta che alzavo le braccia per infilargli la pettorina lui strizzava e chiudeva gli occhioni, ritirava la testa e si faceva un po’indietro, […]
Ringraziamo Valentina per questa testimonianza. “Quando Adam è arrivato, un anno e mezzo fa, c’era una cosa di lui che mi faceva tanta pena e tenerezza. Ogni volta che alzavo le braccia per infilargli la pettorina lui strizzava e chiudeva gli occhioni, ritirava la testa e si faceva un po’indietro, come se stessi per colpirlo. Io volevo regalargli una bellissima passeggiata, e il mio gesto di preparazione amorevole era vissuto con paura. Piano piano, quando lo ha capito, è stato lui a cambiare posizione rispetto ai miei gesti, predisponendosi fisicamente a riceverli come affettuosi e non minacciosi, e mettendosi di lato per goderseli. Lo guardo e imparo. Imparo che se chi sta vicino alza un braccio, forse vuole solo scostarti una ciocca di capelli, o scacciare un insetto che ti da noia. Se parla, le sue parole non saranno per forza sassate addosso, ma mattoni in terra, per costruire. E così via. E allora penso a Adam, e penso che devo mettere la mente e il cuore nella giusta predisposizione a ricevere amore, per godere di gesti che di minaccioso non avranno mai nulla, altrimenti le cose belle saranno solo paura. Ogni volta, da un anno e mezzo ad oggi, mi ritrovo a pensare “guarda Adam, e impara”.”