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Perché sono contrario al coursing amatoriale per i levrieri rescue

Quelle che seguono sono riflessioni personali basate sulle mie limitate conoscenze e sulla mia ancor più limitata esperienza, dunque più che mai sono solo uno stimolo per la riflessione sul coursing amatoriale e i levrieri rescue. La prospettiva da cui parto è quella cognitivo zooantropologica, lo dichiaro, perché, come sostiene […]

Quelle che seguono sono riflessioni personali basate sulle mie limitate conoscenze e sulla mia ancor più limitata esperienza, dunque più che mai sono solo uno stimolo per la riflessione sul coursing amatoriale e i levrieri rescue.

La prospettiva da cui parto è quella cognitivo zooantropologica, lo dichiaro, perché, come sostiene Popper, i dati sono carichi di teoria. Non esiste dunque lettura dell’esperienza che non sia condizionata dalla teoria cui si aderisce.

I levrieri rescue, per come sono selezionati, e per come sono educati, hanno mediamente una motivazione predatoria molto alta. Se è vero che il predatorio è fortemente radicato nella famiglia dei levrieri in generale, è anche vero che la riproduzione viene fatta ricercando la massima performance nella corsa e nella caccia; l’allevamento e l’allenamento fanno il resto.

Dunque i levrieri rescue hanno generalmente un rapporto sbilanciato tra la motivazione predatoria e altre motivazioni che lavorano in senso opposto, come quella collaborativa. Insomma, per essere chiari, i levrieri rescue hanno una motivazione predatoria ipertrofica che, nell’ambiente in cui devono imparare a vivere una volta adottati, non è adattiva ma disadattiva. Partire come un missile dietro qualunque animale che si muove veloce comporta gravi rischi in ambiente urbano, poi è desiderabile che i nostri cani siano il più possibile pro-sociali. Questo aumenta la possibilità che loro ci accompagnino ovunque e dunque migliora la loro e la nostra vita insieme.

D’altra parte, se noi vogliamo dare ai levrieri rescue una vita felice, dobbiamo dare loro una qualche possibilità di esercitare la motivazione predatoria. Pensare di cancellarla è impossibile è sbagliato: fare questo rende i levrieri frustrati.

Dunque la strada è stretta, da una parte dobbiamo dare loro la possibilità di esercitare il predatorio, dall’altra dobbiamo farlo senza enfatizzarlo ulteriormente e senza farlo in maniera incontrollata.

Ora, non è vero che esercitare una motivazione gratificante porta alla diminuzione della motivazione. Il modello energetico dice questo: se mi sfogo poi non lo faccio più. In realtà avviene proprio il contrario: più faccio una cosa che mi piace, più ho voglia di farla, in poche parole.

Dunque, dal momento che i levrieri rescue hanno un’alta motivazione predatoria e sono molto competenti, e dal momento che ai levrieri rescue piace esercitarla, più gli faccio fare coursing amatoriale, più aumento la predatorietà. Mentre noi dobbiamo diminuirla.

Inoltre, sia il coursing che il racing sono attività in cui non esiste alcuna collaborazione tra uomo e cane: sono attività che non aumentano la relazione perché l’uomo non condivide l’attività del cane.

Noi dobbiamo invece aumentare il nostro legame con i levrieri rescue, facendo cose interessanti insieme.

Ho forti dubbi peraltro che cani come i galgo, abituati alla preda viva, siano particolarmente interessati a un fantoccio. L’idea che i levrieri scambino una scarpa per una lepre è una stupidaggine che parte dall’idea che siano cani stupidi: le prede vive hanno un odore e sanno di sangue.

Infine, il coursing e il racing sviluppano il comportamento irriflessivo nel levriero: vedo, parto. Noi invece dobbiamo lavorare con il nostro levriero per aumentare gli autocontrolli e la riflessività.

Per queste ragioni il coursing amatoriale è dannoso per i levrieri rescue, mentre, a mio giudizio, possono essere utili attività in qualche modo legate alla predazione, ma svolte in maniera collaborativa e in maniera il più possibile riflessiva.

Massimo Greco

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