Una domanda difficile
Di fronte alla prospettiva che i cinodromi possano chiudere, è legittimo chiedersi “cosa ne sarà dei greyhound che smetteranno di correre?”. La paura è che una parte di loro non possa trovare una casa e quindi non tutti possano essere salvati. Una prospettiva atroce e beffarda per chi, come noi, […]
Di fronte alla prospettiva che i cinodromi possano chiudere, è legittimo chiedersi “cosa ne sarà dei greyhound che smetteranno di correre?”. La paura è che una parte di loro non possa trovare una casa e quindi non tutti possano essere salvati. Una prospettiva atroce e beffarda per chi, come noi, ama i greyhound sinceramente.
Noi dobbiamo dare una risposta a questa domanda, lo dobbiamo a noi stessi ma anche ai greyhound, ma dobbiamo farlo usando la ragione.
Cominciamo dicendo che la chiusura contemporanea di tutti i cinodromi appare poco realistica e che dunque molto difficilmente ci sarà mai una situazione in cui tutti i cani di un paese dovranno essere ricollocati contemporaneamente. Peraltro, in questo caso, sarebbe responsabilità dell’industria e delle autorità provvedere ai cani in attesa di adozione.
Supponiamo comunque che improvvisamente tutte le piste di un paese, quelle irlandesi per esempio, chiudessero contemporaneamente: il numero dei greyhound registrati per le corse in Irlanda si aggira attorno ai 4300 (dato che si basa sul 2013, anno in cui erano registrati 4280 cani), dunque questo sarebbe il numero minimo dei cani da salvare. Un numero enorme, indubbiamente, che richiederebbe un grande sforzo internazionale di solidarietà da parte degli amici degli animali. E anche da parte di chi ha la responsabilità di avere messo al mondo questi cani per profitto, dunque dell’IGB e del governo irlandese.
Tuttavia è realistico avere timore che non tutti potrebbero essere salvati, è una possibilità che non possiamo escludere, e che non può che preoccuparci.
Ma noi dobbiamo ragionare su quella che è una certezza : quello che è certo è che almeno 10.000 greyhound vengono eliminati ogni anno in Irlanda.
La chiusura dei cinodromi comporterebbe la fine dell’allevamento indiscriminato di greyhound, la fine della selezione spietata in base alla loro competitività, dunque la fine della tragedia dei greyhound.
Negli anni successivi alle chiusura dei cinodromi decine di migliaia di cani non morirebbero, non nascerebbero in provetta, non vivrebbero in maniera squallida, non correrebbero fino alla morte.
La ragione è dunque dalla nostra parte: la chiusura dei cinodromi è l’unico modo per porre fine allo sfruttamento e al genocidio dei greyhound.
Dobbiamo però fare attenzione a un altro punto: l’industria e i suoi amici usano questo argomento in maniera subdola. L’industria dice che se i cinodromi chiudessero i greyhound morirebbero e dunque l’industria cerca di rovesciare sul movimento antiracing le sue responsabilità.
Questo argomento non solo è falso, come abbiamo mostrato, ma è una delle tante menzogne dell’industria: in realtà i greyhound muoiono perché esiste l’industria. Questo argomento nella bocca dei trainer è dunque una mistificazione delle realtà: è l’industria che fa nascere greyhound in eccesso, li uccide fin da cuccioli, li condanna a una vita di deprivazione, li fa fuori quando non servono più.
L’industria deve chiudere perché per ogni anno della sua esistenza fa nascere migliaia e migliaia di cani che hanno un solo destino: morire cuccioli, morire perché lenti, morire perché inadatti a generare profitto. Questa è la realtà.